PADOVADONNE
IL MASCHILISMO DEGLI SPECIALIZZANDI
"Si è trattato di una goliardata!" hanno risposto i medici specializzandi alle rappresentanze sindacali delle infermiere dell'Azienda Ospedaliera di Padova. Le infermiere erano rimaste sbalordite di fronte alla locandina della festa indetta in discoteca dagli specializzandi per festeggiare il nuovo contratto. Tema della serata? 'Trova l'infermiera più sexy' con tanto di foto ammicante di una ragazza seminuda vestita da crocerossina. E pensare, che la maggioranza degli specializzandi in sciopero erano donne...!
19 febbraio 2008
bella ragazza in primo piano mezza nuda, vestita da crocerossina...e giù più in basso, l'invito ammiccante da parte degli organizzatori...'TROVA LE DUE SEXY INFERMIERE'. Questa locandina è stata affissa la scorsa settimana nelle corsie e nelle aule del nostro ospedale. Poi..qualcuno passa guarda, fa una risata e va via, qualcuno invece rimane a leggere e gli prende un colpo. Parte una e-mail indirizzata al Mattino di Padova. Un gruppo di infermiere, scandalizzate, denunciano il fatto e il tutto finisce in prima pagina del quotidiano locale il giorno seguente, il 13 febbraio. Nella e-mail si legge "Voglio stigmatizzare pubblicamente la riproposizione, pur dettata dalla superficialità e non dal dolo, dello sciocco e maschilista stereotipo sociale "le infermiere sono tutte donne di facili costumi" da parte dell'associazione dei medici specializzandi padovani Mesped, che ha affisso alcune locandine all'interno dei locali del Policlinico universitario e del Monoblocco ospedaliero di Padova per pubblicizzare una propria festa".
Il Mattino intervista, Paola, una delle organizzatrici che dice "C'è stata una riunione organizzativa e si è deciso così, ma io non ero d'accordo. Non c'è alcuna volontà di offendere il lavoro delle infermiere, ci mancherebbe, ma anche se si fosse scelta la fotografia di una dottoressa mezza nuda da mettere sulla locandina, non mi sarebbe piaciuta lo stesso. Comunque l'importante è stare tutti insieme alla festa". Si, vien da dire...è proprio questo l'importante, che in copertina ci sia la donna mezza nuda così le donne possono partecipare più piacevolmente?! Mah..
Domenico, un altro specializzando che ha partecipato all'organizzazione, intervistato dal Mattino si giustifica: "E' soltanto una goliardata, uno scherzo, per ridere e attirare l'attenzione, non vorrete mica montarci su un caso, vero?". E ancora:"forse ci sarà una ragazza-immagine vestita da infermiera, ma è un gioco, davvero".
Il giorno stesso partono le prese di posizione ufficiali. I sindacati dell'Azienda ospedaliera si mobilitano: fanno uscire comunicati e affiggono manifesti in tutto l'ospedale "Specializzandi No party!". In tutti i reparti, questo è un po' l'argomento del giorno...e anche al Mattino iniziano ad arrivare i commenti dei lettori, leggiamo cosa dice un altro specializzando:
"Il giornalismo sta cadendo proprio in basso. Vi occupate solo di costume, scandali o cosiddetti tali, e comunque in ogni notizia qualche bacchettone riferimento al sesso. Ma per i lunghi anni di abusi subiti dai medici specializzandi quanti articoli su di loro avete pubblicato sul sito nazionale di repubblica? Non dite che dopo 6 anni di medicina avevamo prima una borsa da 800 euro al mese per 5-6 anni, lavorando per piu' di 60 ore a settimana, senza maternità, pagando piu' di 1000 euro all'anno di tasse di iscrizione, e spesso dopo uno o piu' anni di lavoro gratis?"
Si cerca evidentemente di spostare l'attenzione, di ridimensionare quanto è avvenuto: "Saranno questi i problemi veri della vita...", dicono. Come al solito, quando si parla di questioni di 'donne' non è mai importante. Il fatto invece, agli occhi delle sindacaliste e delle infermiere dell'Azienda Ospedaliera, è grave e va condannato subito e in maniera chiara.
Due giorni dopo se ne parla ancora, arriva (non è specificato a chi) una lettera di scuse da parte dell'Ordine dei Medici, firmata dal rappresentante degli specializzandi, Domenico Montemurro, dopo insistenze da parte del presidente del Collegio Infermieri della provincia di Padova (che ha presentato un esposto contro gli specializzandi) e da parte dei sindacati. La lettera recita: "Vorremo scusarci per i volantini affissi riguardo la festa. Non era nelle nostre intenzioni offendere nessuna categoria professionale (...). Chiediamo pertanto che venga compreso l'errore in buona fede e che siano accettate le sentite scuse di chi comprende l'errore fatto. Ci teniamo a chiarire che, se di una categoria abbiamo sempre avuto profondo rispetto e stima per il lavoro svolto, è proprio quella degli infermieri con cui tutti i giorni lavoriamo fianco a fianco". Le locandine vengono rimosse. La festa si farà, ma senza ragazze-immagine vestite da 'infermiere sexy'.
Tutto sopito? No! Arriva in redazione di Padovadonne la lettera di Barbara Bagante, sindacalista FSI. A sua opinione "quest'atto, che dopo scanzonate scuse degli specializzandi, è stato liquidato come una goliardata, ha messo ancora una volta in evidenza come la cultura, ed in questo caso la formazione, di futuri dirigenti, non sia mai stata "illuminata" da un sapere di rispetto per le altre professioni e per le differenze di genere." La Bagante fa inoltre notare come "nel 1998 le donne erano il 53% del totale dei laureati in Medicina e Chirurgia, nel 2005 erano già al 61%. Gli specializzandi rispecchiano queste statistiche: ma dove sono le voci delle colleghe specializzande nell'organizzare la manifestazione di gioia per il nuovo contratto ottenuto?". Effettivamente è così: nonostante le donne siano la maggioranza degli specializzandi, la protesta, lo sciopero ed infine l'organizzazione della festa sono tutte in mano maschile. Che strano...! Specializzandi uomini che per di più rappresentano "chi si laurea oggi in numero minore e con voti peggiori(dati rilevati dalle statistiche di genere dell'Ateneo Patavino)."
Bagante si chiede "Forse sarebbe il caso di chiedere a questi signori organizzatori, che non sono dei ragazzini, hanno un'età attorno ai 30 anni e sono già medici, di organizzare anche qualche momento di formazione di civiltà lavorativa, di alfabetizzazione alle Pari Opportunità." E infine si chiede e chiede alle istituzioni dell'Università patavina "che cosa possiamo fare per sradicare questa cultura di svalutazione della donna, di una donna che sta lavorando con professionalità elevata, con maggior sacrificio nel mantenere il doppio ruolo familiare e professionale, alla quale viene spesso reso faticoso il proseguo della carriera, che viene comunque tenuta in subordine...". Per la Bagante dunque non bastano le scuse, se non si interviene seriamente, si continuerà a veder ripresentarsi questi "annaquati stereotipi che speravamo fossero storia passata".
Andiamo a parlare anche con i sindacalisti della Funzione Pubblica della CGIL, Paola Fungenzi e Giancarlo Go', che pongono la questione su un altro piano ancora, complementare. Quello della appartenenza di classe. Secondo il loro punto di vista, le cose che sono successe si inseriscono perfettamente in quello che è il rapporto anche simbolico di potere esistente allo stato attuale tra medici e classe infermieristica, in Italia e a Padova in particolare. Innanzitutto Paola Fungenzi ci tiene a precisare che fino a questo momento la CGIL ha avuto ottimi rapporti con gli specializzandi, anzi di più, ha sostenuto la loro causa nei giorni dello sciopero. "Ma ciò che è successo la scorsa settimana mi ha dato un forte dispiacere e tanta rabbia" continua Fungenzi, "Non riesco ad accettare la realtà: ossia che nell'immaginario collettivo di questi giovani, vi possano essere stereotipi di questo genere. Proprio non me ne capacito". La visione dell'infermiera è profondamente mutata nel corso degli ultimi decenni nella nostra società, ci spiega. Da angelo del malato, la missionaria casta di inizio '900, si è poi passati nella seconda metà del secolo ad una figura 'trasgressiva', 'ammiccante'. Sciocca e di facili costumi. Effettivamente tutti si ricordano le infermierine sexy di tanta commedia all'italiana degli anni '70, '80 e '90, di programmi come Drive-in o Striscia la Notizia.
Poi negli anni '90, gli infermieri (non si può più parlare di sole donne: un numero crescente di nurser sono uomini!) iniziano una serie di pressioni, manifestazioni e scioperi. Si rifiuta l'inquadramento legislativo 'a mansionario' che vedeva l'infermiera alle strette dipendenze del medico e nel '94, l'infermieristica diventa una professione specifica, complementare e non più asservita a quella della medicina. Nel 2000 prende il via la laurea in infermieristica, ulteriore riconoscimento 'di valore' alle competenze e alla professionalità degli infermieri, che ora devono essere dei laureati. "Tutti questi importanti passi in avanti, sono stati salutati dalla classe medica con la più grande indifferenza e ignoranza" ci dicono Go' e Fungenzi.
"Non è passato questo messaggio della complementarità e del valore specifico della professione infermieristica nelle teste e negli studi che questi medici compiono." E ancora "Nelle aule dell'Università non si studia 'etica professionale', nessuno gli spiega in che senso la figura degli infermieri sia 'complementare' alla loro". Gli infermieri dunque, continuano ad essere identificati nel simbolico da parte degli specializzandi come persone alle loro dipendenze. Il fatto che l'Azienda Ospedaliera, stia passando sempre di più sotto il controllo dell'Università, rafforza questa tendenza. "Alcuni baroni dell'Università di Medicina" continua Go' "non hanno ancora smesso di ragionare alla vecchia maniera...più che altro non gli importa nulla di cercare di cambiare le cose. Per loro l'infermiere non ha voce in capitolo. Il potere deve restare in mano ai medici. E questo è precisamente quello che è passato nelle teste di alcuni specializzandi". "Certo" continua Go', "una parte della colpa va attribuita anche ad alcuni infermieri, che ancora non si sono, esse stesse, liberate di vecchi stereotipi e che continuano a vedere il Dottore o il Primario come dei in terra".
E' dunque sensato cercare di interpretare la cosa secondo i due punti di vista qui sopra espressi. Il primo legato ai rapporti di potere tra medici e infermieri. E il secondo legato alla dimensione di genere che permea la vicenda.
Dal primo punto di vista, purtroppo, gli organizzatori della festa, sono andati involontariamente a toccare un tasto dolente, un nervo scoperto nel rapporto di potere esistente tra la classe medica e quella infermieristica. E' una relazione che è ancora in via di ri-definizione e assestamento in Italia e a Padova. Medici e infermieri collaborano tutti i giorni, fianco a fianco, nelle corsie degli ospedali...e i rapporti sono effettivamente mutati e certamente sono diventati più paritari. Eppure questo 'caso' ci ha fatto capire, o almeno ha fatto agli specializzandi, che non è ancora arrivato il tempo per 'scherzarci su', per ironizzare. I rapporti sono cambiati, sì, ma non si è ancora raggiunta l'effettiva parità, e l'effettivo riconoscimento, da parte di tutto il personale medico, del valore della professione infermieristica. Questi giovani specializzandi, non avendo memoria storica del percorso passato che ha portato allo stato attuale delle cose, si sono concessi la leggerezza di intervenire in questa ri-definizione della relazione di potere. Forse hanno sentito veramente che fosse 'del tutto normale' ironizzare sulla figura dell'infermiere e sulla relazione stessa medico-infermiere. Immagino che i medici più anziani, che ben sanno quali tensioni vi siano state in passato, mai si sarebbero permessi di fare tutto ciò. Questa vicenda fa, a noi almeno, capire quale sia il livello di insegnamento dell'Università di Medicina e Chirurgia di Padova: evidentemente non si insegna a rispettare la figura dell'infermiere e nemmeno la sua storia, che è una storia di subordinazione. E di questo deve rispondere solo la classe insegnante universitaria. Non gli specializzandi, la cui mentalità è il prodotto delle istituzioni in cui sono 'cresciuti'.
L'altro aspetto, quello più 'di genere', è forse l'unico argomento che veramente può farci 'arrabbiare' con questi giovani medici. In passato non solo la relazione tra medici e infermieri era squilibrata per quanto riguarda il potere, era anche una relazione squilibrata per 'genere'. Da una parte i medici, potenti e uomini. Dall'altra le infermiere, donne e subordinate. Assieme al cambiamento nella relazione di potere, negli ultimi anni si è verificato anche un importante trasformazione della relazione 'di genere' tra le due professioni. Sempre più donne diventano medici (anzi ora sono la maggioranza degli specializzandi) e sempre più uomini diventano infermieri. Tutto ciò rende quel volantino anacronistico. Perchè ancora si insiste su questi stereotipi del passato? Perchè, se anche sempre più donne diventano medici, a gestire il potere della classe medica vi sono ancora solo quasi uomini. Gli uomini, decidono per le donne, e l'hanno fatto anche in questo caso, decidendo sulla grafica del volantino. Paola, la specializzanda che ha curato l'organizzazione della festa, ha infatti dichiarato al Mattino che pur non essendo d'accordo sulla scelta della grafica, ha abbassato la testa. Paola, non dovevi farlo! L'onore delle infermiere (donne) dipendeva in quel caso, dalla tua capacità di imporre la tua volontà. Se tra donne non ci si aiuta, almeno in questi casi....dove si andrà a finire?! Donne specializzande, perchè non fate sentire la vostra voce e prendete le distanze da ciò che i vostri compagni hanno fatto?! Non vi sentite, anche voi, offese dal loro maschilismo rampante? Il maschilismo non solo è duro a morire nella nostra società...vive in questi tempi, di una nuova (e preoccupante) luce. Solo le donne possono mettervi la parola fine. Ma per far questo, devono riconoscere che un'offesa ad una donna, è un'offesa a tutte le donne, infermiere o medici che siano.
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Non capisco Padova - Tutto ciò che leggo su questa città è influenzato dalla consuderazione che qui esiste una FEROCE GOLIARDIA che nessuno vuole fermare e che molti tollerano - Mi laureai nel 1984 - non a Padova - alle 20 e poi tornai a casa e passai una serena notte nel mio letto.
Rispondi votes: 5 mercoledì, 16.07.08, 00:17:27Fossi stato a Padova mi avrebbero fatto ubriacare mezzo nudo e trascinato in giro per la città. Perché care signore non parlate mai di queste cose?
E' questo il livello di civiltà della vostra comunità? Volontariato religioso o laico, associazioni di beneficenza, Associazioni femminili e femministe, Movimenti contro la violenza alle donne, AVIS Aido ......
tutto sparisce di fronte alla vergogna di una università "bullistica" e feroce.
Riguardo poi le signore infermiere , offese da questa iniziativa , quante di loro sono senza peccato, quante di loro hanno sbeffeggiato neolaureati in medicina brutalizzati per le strade? Chi lo ha fatto taccia altrimenti è un' ipocrita!